Latte e Miele (Italia)

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Costituitisi a Genova nel 1971, i Latte e Miele rappresentano un capitolo importante della storia del pop italiano anche se, come accaduto ad altre band coeve, la loro produzione è stata oggetto di critiche anche dure negli anni in cui la band ha operato, per poi essere di molto rivalutata a posteriori. Come spesso accade, la verità è nel mezzo: i Latte e Miele, pur mai geniali innovatori, hanno avuto una valenza non indifferente per le sorti del rock italiano, a patto che si contestualizzi i loro album nel periodo sociale e culturale in cui furono pubblicati.

L’album d’esordio, la Passio secundum Mattheum (1972) è l’episodio più debole della loro discografia anche se, probabilmente, il più celebre e ricordato. Opera rock di chiarissima ispirazione religiosa, rappresenta una sorta di naturale evoluzione in salsa progressive delle celebri messe beat molto in voga nella seconda metà degli anni Sessanta e suona oggi irrimediabilmente datata e pretenziosa, pur con tutte le attenuanti del caso; in particolare, gli imbarazzanti recitati che fungono da intermezzo tra un brano e l’altro, i testi di un’ingenuità disarmante ed uno stile musicale ancora incerto rendono la Passio un prodotto quantomeno prescindibile. Le vendite sono ad ogni modo incoraggianti e permettono al trio genovese di costruirsi una solida reputazione presso i festival pop ed i circuiti underground, consentendogli di aprire i concerti dei Van Der Graaf Generator in occasione del loro tour italiano del 1973.

Di tutt’altra pasta è il successivo Papillon (1973), ottimamente suonato e prodotto ma, soprattutto, ben più maturo: le goffaggini dell’album d’esordio sono un lontano ricordo ed il sound, pur debitore di innegabili influenze emersoniane, appare sufficientemente personale; in particolare, la suite omonima suona convincente, registrando inoltre significativi progressi dal punto di vista vocale, vero punto debole della Passio. I restanti brani – rifacimenti poco convinti di brani classici – suonano freddi e pretenziosi ma non inficiano la qualità complessiva. Le vendite sono buone ma inferiori alle attese e ciò, unito alle critiche ingenerose della stampa musicale, determina lo scioglimento ufficioso della band.

Dopo tre anni di silenzio, i Latte e Miele ritornano sulle scene per merito del batterista Vitanza che raduna intorno a sé tre nuovi componenti; la nuova formazione pubblica Aquile e scoiattoli (1976), album sottovalutatissimo, probabilmente il migliore del gruppo, certamente il più originale e spontaneo della band.

cover_391472092009Le influenze emersoniane spariscono del tutto ed il sound, sospeso tra prog mediterraneo e pop melodico, risulta efficace; inoltre, mentre negli album precedenti la musica proposta sembrava essere il prodotto di una adesione forzata ad una moda musicale (prima le tematiche mistico-religiose, poi il prog alla ELP), la commistione tra pop e rock sinfonico sembra essere del tutto congeniale al gruppo e ciò traspare dalla spontaneità e coesione dei nuovi brani.

Il melange pop-progressivo è perfettamente compiuto nei brani brevi (Aquile e scoiattoli, Vacche sacre, Menestrello) che uniscono alla leggerezza ed alla orecchiabilità un gusto armonico difficilmente riscontrabile nella storia del progressive nostrano: le orchestrazioni e gli arrangiamenti sono levigatissimi e formalmente ineccepibili; la cura con cui sono realizzate le parti vocali – punto dolente di molto pop italiano – innalza ulteriormente il livello qualitativo. Certo, è innegabile che il sound possa apparire irrimediabilmente commerciale alle orecchie dei cultori del prog più ortodosso, così come la melodicità delle voci possa suonare ad alcuni addirittura irritante, dando l’impressione di un “prog melodico in salsa Pooh” ma il risultato finale è, oggettivamente, inattaccabile.

Persino l’ennesimo rifacimento di un brano classico (la Prima Sinfonia di Beethoven, “maltrattata” in Opera 21) suona diversamente che in passato: kitsch, certamente, ma allo stesso tempo realizzato con uno spirito scherzoso ed autoironico laddove, nei rifacimenti di Papillon, prevaleva un senso di freddezza e seriosità.

La seconda parte dell’album è costituita dalla lunga suite Pavana, interamente strumentale e lontana da ogni tentazione commerciale, sospesa com’è tra purissimo rock sinfonico, timida sperimentazione e mediterraneità. Innumerevoli sono i temi proposti, gli stati d’animo, le sfumature presenti in questo brano, certamente manieristico (non va trascurato che fu pubblicato in una fase in cui il rock romantico aveva già detto tutto) ma splendidamente congegnato, al punto da risultare probabilmente la summa del percorso sinfonico della band.

Aquile e scoiattoli è un album da amare od odiare senza possibili compromessi: ad alcuni apparirà insopportabile nei suoi palesi ammiccamenti al pop melodico coevo, altri ne apprezzeranno la freschezza, la cura meticolosissima sul piano della composizione e degli arrangiamenti. Pur non ascrivibile al rango di capolavoro, è un disco curato ed organico come pochi nella storia del pop italiano ed avrebbe meritato ben altri responsi sul piano delle vendite che furono invece piuttosto fiacche. A causa di ciò, la band abbandona ogni velleità prog per abbracciare in toto la causa del pop melodico con la pubblicazione di alcuni singoli sino all’alba degli anni Ottanta.

Numerose le pubblicazioni postume, il più delle quali trascurabile: la versione in lingua in inglese di Papillon (1992), un Live registrato nel 1974 (1992), un album di inediti registrati sul finire degli anni Settanta (Vampyrs, 1992), sino alla ricostituzione della band avvenuta nel 2008 e che ha dato vita ad un nuovo disco dal vivo (Live tasting, 2008) ed un album di inediti (Marco Polo, 2009).

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DISCOGRAFIA ESSENZIALE:

1. Aquile e scoiattoli (1976) – 8/10

  • TRACKLIST: 1. Aquile e scoiattoli; 2. Vacche sacre; 3. Menestrello; 4. Opera 21; 5. Pavana.
  • FORMAZIONE: Mimmo Damiani: voce, chitarra, tastiere; Massimo Gori: voce, basso, chitarra; Luciano Poltini: voce, tastiere; Alfio Vitanza: voce, batteria, chitarra.
  • OSPITI: Vittorio De Scalzi: flauto in Pavana; Divo Gori: violino in Menestrello; Karaghiosof: flauto in Vacche sacre; Leonardo Lagorio: fiati in Pavana.

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